Circolo Giovanile San Luigi IX

Circolo del Movimento politico cattolico Militia Christi

Del volantino del parroco di Lerici

In tutti i telegiornali oggi è balzata una notizia: tra i tweet di Monti (molto poco sobri, ma in definitiva, che ce frega) e le stragi sulle strade o nelle Chiese nigeriane, si parlava di un volantino affisso a Lerici che in pratica invitava alla modestia le donne sempre più vittime di violenza secondo la campagna detta del #femminicidio.

Apparentemente sembra un invito al buon senso e certo l’autocritica non fa mai male, ma, visto l’articolo originale, ne approfitto per estendere questo invito (all’autocritica) anche agli estensori dell’articolo.

Giustissimo dire che non bisogna generalizzare e che bisogna parlare di caso per caso, però sul fatto dell’aborto ci si è dimenticato un fatto importante: nella nefasta L 194 è la donna che decide; addirittura al Consultorio ci può andare anche il padre, ma solo ove la madre lo consenta (art.5). Questo carica la donna di un’aggressività e di una violenza che non le sono certo congeniali e allo stesso tempo rappresenta un’imposizione atroce per l’uomo che rimane relegato nel ruolo di chi se ne lava le mani, del menefreghista, soggetto condannato proprio dalla vulgata del #femminicidio.

L’aborto poi potrebbe fornire da spunto per tutte quelle pratiche abortive in Cina e India che si combinano all’inferiore dignità che ha la donna e che sono state anche il tema di un documentario famoso sul #femminicidio: “It’s a girl”.

Il resto dell’articolo sovrappone un pò sbrigativamente situazioni completamente diverse, le violenze intrafamiliari e quelle diciamo di strada.

Ferma restando la crisi della famiglia (di cui i figli pagano le più alte conseguenze) che è la vera tragedia su cui porre l’attenzione, aiutata dalla legislazione divorzista e dalle mode culturali consumistiche (anche in fatto di rapporti), c’è da dire che in Italia, quando c’è una separazione, è l’uomo a pagarne sempre più le conseguenze, soprattutto in termini di rapporti con i figli, tanto che la Legge sull’affido condiviso serve ad evitare proprio questo.  Le violenze in famiglia sono forse la conseguenza di matrimoni non vissuti nel loro vero valore, nel sacrificio reciproco, nella perseveranza per il bene dell’altro (e per i figli), ma nell’egoismo e nell’insoddisfazione rispetto all’inadeguatezza del proprio rapporto rispetto all’idea che uno si fa di matrimonio (ma forse della vita come godimento permanente), culturalmente definito purtroppo dal gossip e da film non certo edificanti. La confusione e sovrapposizione dei ruoli provoca sicuramente frustrazioni e orgogli da ambo le parti e certo la criminalizzazione della figura paterna e di qualsiasi autorità non aiuta la pacifica convivenza. Detto questo, le situazioni pratiche descritte sembrano un pò riduttive, ogni famiglia ha i suoi equilibri, ma certo sembra auspicabile una maggiore responsabilità familiare di alcune donne che, sull’onda dell’ideologia, potrebbero per principio estraniarsi  dal menàge familiare, fiere di poter far sgobbare il “moderno” marito.  Da alcuni discorsi sembrerebbe avere un suo appèal questa posizione. Di certo non tutto può competere a tutti, e come c’è una ferita nella dignità dell’uomo che si veste da donna, così c’è in quell’uomo che non è trattato come tale. Tutto ciò però può avere una relazione con la violenza sulle donne solo se questa è un’accertata reazione a comportamenti umilianti per l’uomo.

Per quanto riguarda invece le violenze per strada, tutto il bombardamento pornografico che gli uomini subiscono e cercano è sicuramente un fattore degradante la dignità della donna. Questo è il serbatoio, ma spesso un atteggiamento volutamente provocatorio della donna (che però si aspetta altre reazioni) è il detonatore che scatena tutto ciò che è stato forzatamente sovrastimolato e represso. La soluzione è certamente un ordine e una maggiore autodisciplina da parte dell’uomo che, seguendo la sua vera vocazione, dovrebbe governarsi, ma non ci si può nascondere che molte prove gli potrebbero essere evitate. Tra l’altro il vestiario ha un codice espressivo e ciò che trapela da certi atteggiamenti che intenderebbero valorizzare le forme è un: serviti pure…le donne magari dovrebbero imparare a valorizzare altri aspetti del loro essere per non dover poi lamentarsi che la cosiddetta parità è consistita soprattutto nella possibilità di vedere donne svestite come condimento per tutto, anche del nulla. L’oggettivazione e la strumentalizzazione della (del suo corpo, soprattutto) donna sono purtroppo frutto della cultura tanto propagandata dell”emancipazione” e spesso è un atteggiamento consapevole per apparire e fare una scalata sociale. Per questo da analizzare più dell’articolo dovrebbero essere le scomposte reazioni che si hanno sull’argomento. Sembra che la violenza sulle donne passi in secondo piano rispetto al volerle concedere nuovi centimetri in più, questo va detto, pur non condividendo l’articolo, perchè di istigazione alla violenza non se ne vede proprio traccia. Anzi sono sicuro che l’articolista condividerebbe con molte donne un aumento di pena per i violentatori, per esempio. Solo che il parroco invece di mettere in bacheca articoli di un Blog è meglio che mettesse omelie di Padri sulla modestia, sul pudore oppure estratti della Mulieris dignitatem. Senza la presunzione di insegnare niente a nessuno, ma con la preghiera di farci conoscere di più la Chiesa (e la sua dottrina) che qualche  rivista, oppure quotidiano, oppure Blog più o meno autorevole.

Approfondimenti:

Violenza contro le donne: tra le cause anche la pornografia? (articolo La Stampa)

Le donne e il feminicidio, facciano autocritica, quante volte provocano? (Pontifex)

Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile (ricerca comparsa sul sito vittimologia)

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 26, 2012 da in Uncategorized.
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